Heilagmanoth
Femme Metal :: 10/10 (traduzione)
Are you on something? (traduzione necessaria)
Heavywords :: 9
Raw & Wild :: 8/10
Artrock :: 9,5 (traduzione)
Musikreviews.de :: 13/15 (traduzione)
Darkroom Magazine :: 8
Progarchives :: 4/5
Artists & Bands:: 80/100
Eternal Eclipse of Frost
Il Chiarore Sorge Due Volte
Sul Monte è il Tuono
Dunwich
Dunwich
interviewed - Da Lynx
Dunwich - Prog Archives
"Heilagmanoth" - Femme Metal
Mi sono occupato di recensire CD per più di 10 anni, e durante questo tempo sono stato abbastanza fortunato da venire a contatto con tante grandi bands che altrimenti non avrei avuto l’occasione di conoscere.
Gli italiani Dunwich sono una di queste band.
Stando a quanto riportato nella biografia sul loro sito, questa band di Roma è attiva dal 1985 (!), ma solo ora sono stati portati alla mia attenzione con il loro nuovo CD “Heilagmanoth”.
Musicalmente, questa female fronted band è difficile da inserire in una categoria. Loro inseriscono infatti elementi di folk, gothic, musica medievale, sinfonica, arrangiamenti orchestrali e metal, per creare un album carico di atmosfera, che trasporta in un etereo viaggio musicale che toglie il fiato.
“Heilagmanoth” contiene 12 tracce e 54 minuti degni della musica. Metà delle canzoni sono nella loro lingua nativa, l’Italiano, e le altre sono cantate in Inglese. Non ci sono buchi o spazi tra le canzoni, dato che fluiscono l’una nell’altra. La traccia di apertura, “Aranmantoh”, è un intro misterioso che dura circa un minuto e mezzo, composto da tastiere e un cantato molto particolare. Ci conduce verso la traccia seguente, “la Casa dell’Alchimista”, una delle tante canzoni cantate in italiano, e succede così tanto in questo pezzo.
La vocalist Francesca Naccarelli fa sfoggio di un grande registro operistico qui. Ci sono alcuni cori quasi da chiesa come voci di sottofondo, e la canzone ha davvero un grande sound. Di seguito , abbiamo “Tales from the Ninth Wave”. Questo brano inizia un po’ più lentamente, con Francesca che canta un po’ in basso. Infatti, questa è una delle cose che mi ha davvero colpito di lei. Attraverso il cd, lei non fa affidamento solo sul suo talento operistico, lei sa quando trattenersi un po’, per fare quello che si adatta alla canzone.
Poi abbiamo “Guardians of The Threshold”, che si apre con alcune tastiere molto belle suonate dal fondatore, Claudio Nigris, e presto accompagnate da una chitarra acustica molto bella e rilassante. E’ un brano calmo e bello, nel quale troviamo anche dei flauti. “Escape from Innsmouth” ha un grande suono, con arrangiamenti orchestrali e un coro molto ricco. Un’altra forza dei Dunwich è l’uso di molti strumenti non metallici, come flauti, arpe, quartetti d’archi, di ottoni, e un coro veramente fantastico. L’intera presentazione di Heilagmanoth è davvero ambiziosa. Il pezzo di quasi 7 minuti, Beowulf, è forse il momento più bello. In esso suonano molti musicisti, e ognuno ha fatto un’ottima performance. Questa canzone è davvero drammatica ed emozionante. Altri pezzi degni di nota sono “il falso principio” (ascoltate il solo di violino sul finale) “The flying fear”, “leaves on the altars of the moon”. La outro di un minuto, “Heilagmanoth”, porta tutto a conclusione. E’ un pezzo di pianoforte molto carino, che è la perfetta maniera di concludere tutto.
Dal principio alla fine “Heilagmanoth” è una uscita fantastica (letterale: un’uscita di inferno).
Tutta la presentazione è ben fatta e di ottima qualità. I musicisti sono grandi, la produzione è pulita e cristallina, e la confezione è davvero impressionante. Si compone di un bel digi-pack con bellissime illustrazioni, e di un bel booklet. E poi c’è la cosa più importante, le canzoni.
Musicalmente, c’è molta roba qui, e ci vorrà più di un ascolto per assimilare tutto, ma una volta che l’avrete fatto, sarà un viaggio meritevole di essere intrapreso
Voto : 10/10
"Heilagmanoth" - Artrock
Nel 1994 la band italiana Dunwich ha fatto uscire il suo primo album, "Sul monte e il tuono", su etichetta Black Widow Records, e l'anno seguente "Il chiarore sorge due volte" per Pick Up Records. Sono stati pubblicizzati anche al di fuori dell'Italia, e così ho avuto il mio primo contatto con i Dunwich. Mi sono piaciuti ma li ho apprezzati ancora di più quando alcuni anni dopo un mio amico di Borås me ne ha parlato e mi ha gentilmente inviato una copia di "Eternal eclipse of frost", pubblicato nel 1999 dalla tedesca Rising Sun Productions. E' un pò diverso e musicalmente più pesante dei precedenti due album. Mi è piaciuto e mi piace tuttora, il che mi ha fatto sentire la mancanza della band. Tutto ha taciuto fino a pochi mesi fa quando, con mia grossa sorpresa, li ho trovati su Myspace. Lì ho appreso che presto sarebbe uscito un nuovo album, e allo stesso tempo sono riuscito a sentire alcuni nuovi brani. Sembravano molto buoni, quindi ho contattato la band e ho chiesto se potevo recensire il loro nuovo album. Hanno accettato, così eccoci qui con "Heilagmanoth".
La musica che i Dunwich suonano è un rock neoclassico e sinfonico, in cui un punto fondamentale è il rifiuto del sintetizzatore: tutti gli strumenti sono veri. I Dunwich sono Francesca "Elayne" Naccarelli alla voce, Claudio Nigris alle tastiere e Roberto Fasciani al basso, assieme al più o meno fisso batterista Luca Iovieno. A parte i componenti base ingaggiano dei musicisti professionisti, rappresentati da archi e ottoni che insieme creano l'immagine classica del suono dell'album, assolutamente indipendente dalle mode. Una musica profonda che farebbe invidia ai Rhapsody anche se qui è tutto vero al 100%.
Nei 54:20 minuti dell'album abbiamo 12 canzoni che vengono confezionate come in un concept. Le canzoni fluttuano e creano dei paesaggi sonori fantastici, rappresentando bellissime immagini. E' così bello e attraente quando Elayne racconta le sue storie sulla musica che procede. A volte ci sono delle esplosioni ma alla fine la calma e la pace tornano sempre e non ne ho mai abbastanza, il che prova che è possibile scrivere del neoprog sinfonico e moderno proprio dei Dunwich e di nessun altro. L'originalità è eccezionale il che vale dei punti extra, ma non ce n'è bisogno perchè "Heilagmanoth" è un lavoro in grado di stare sulle proprie gambe, con influenze dalla migliore musica classica italiana. Proprio per questo ho deciso di non dare risalto a nessun brano in particolare. Invece raccomando agli ascoltatori di ascoltare l'album nella sua interezza. Raccomando a tutti di scoprire i Dunwich e spero che un giorno qualcuno distribuirà questo CD. In attesa di questo può essere acquistato tramite il sito dei Dunwich.
Tore Larson
9,5 punti su 10 (9,5/10)
"Heilagmanoth" - Musikreviews.de

Artista: Dunwich
Album: Heilagmanoth
Supporto: CD
Stile: Medievale-Classico-Rock
Label: Autoproduzione
Lunghezza: 54:17
Rilasciato: 25.04.2008
“Nessun compromesso”, potrebbe essere il motto dei Dunwich. La band italiana esiste in diverse forme già da molti anni, ed è riuscita a far uscire tre album negli anni Novanta. Tuttavia “Heilagmanoth” può essere considerato un nuovo inizio e un quasi-debutto, poiché la testa musicale del gruppo, Claudio Nigris, si presenta con una nuova formazione, e ha deciso di prendere in mano la band da solo, senza l’aiuto di un’etichetta discografica. E, nonostante questo, tutto è stato condotto come in una produzione professionale. A cominciare dallo splendido digipack e dal libretto, sul quale i testi vengono illustrati da numerose immagini, fino alla lussuosa ed eccellente produzione. Più di 20 musicisti ospiti suonano parti strumentali classiche, come archi, percussioni, flauti, ottoni e cori, mentre la band ha rigettato intere registrazioni, risuonando tutto daccapo fino a essere veramente soddisfatta. La lavorazione di “Heilagmanoth” è perciò durata più di due anni. Come abbiamo detto, nessun compromesso.
Lo stile dei DUNWICH si compone della somma di molti elementi diversi, ed è perciò difficile da classificare senza enumerare un’intera lista di influenze. Non è possibile, facendo il nome di una sola band, descrivere il loro suono, che mette insieme in modo univoco e omogeneo interi generi: musica medioevale e folk (eseguita con i relativi strumenti acustici), rock progressivo e colonne sonore di orchestrazione classica. Il metal si può ascoltare solo marginalmente, sotto forma di rari passaggi di contrabbasso o di chitarre distorte. Si possono ascoltare anche alcuni begli assoli, ma spesso si rinuncia completamente alla chitarra, senza che la cosa sia di peso, dato che i numerosi strumenti classici e acustici prendono il più delle volte la guida. Inoltre Roberto Fasciani, con il suo stile armonico e melodico, utilizza spesso il suo basso come strumento solista, riempiendo così lo spazio lasciato libero dalla chitarra. Inoltre dà a tutto l’album una forte sfumatura progressive.
Per certi versi i DUNWICH si possono veramente paragonare solo a una band come gli HAGGARD, e gli italiani al confronto risultano più stratificati e complessi, ma anche meno accessibili. Le strutture tradizionali della canzone e gli schemi strofa-ritornello non vengono assolutamente impiegati, e in effetti si può dire che un ritornello nel vero senso della parola non lo si incontra mai. Qui si lavora invece come in una colonna sonora di stile classico, con temi, che spesso e volentieri vengono variati a ogni ripetizione. Le canzoni non sono eccessivamente lunghe, la maggior parte sono tra i cinque e i sei minuti (e i brani più calmi sono anche più brevi), nonostante in ogni traccia succeda una quantità spaventosa di cose. L’impressione è veramente quella di un viaggio musicale, anche perché è impossibile cogliere il senso dell’album per assaggi o per singole canzoni, ma solo prendendolo come un tutto. I brani si fondono l’uno nell’altro, e spesso si ha quasi la sensazione di onde (musicali) che si sollevano e poi si frangono, senza che ci siano introduzioni e chiusure ben definiti. Infatti si rinuncia anche a un costante ritmo di batteria. Se una parte deve essere puramente orchestrale o puramente acustica, così viene eseguita.
La musica dei DUNWICH si distingue soprattutto per un'atmosfera incantata e mistica molto particolare, che non mi capitava più di ascoltare dai tempi del debutto di THE 3rd AND THE MORTAL. Si ha veramente la sensazione di origliare antiche storie e antiche usanze. Questo è dovuto soprattutto alla cantante Francesca Naccarelli e alle sue eccentriche melodie. Le canta in modo prima lieve e aggraziato, poi con forza in stile di soprano, e talvolta quasi come se pronunciasse un incantesimo, tanto che sembra di vedere una zingara che danza intorno al fuoco con gli occhi spiritati.
Fin dall’inizio dell’album i DUNWICH dimostrano la loro ecletticità. “La Casa dell’Alchimista” inizia dapprima con un coro operistico, poi entra in un tranquillo dialogo tra arpa e flauto, che poi viene completato furiosamente da batteria e riff metal. Poi viene introdotto il canto, con melodie di ispirazione celtica, accompagnato solo da chitarre acustiche e complesse linee di basso. E tutto questo solo nei primi due minuti! La successiva “Tales from the Ninth Wave” alterna continuamente tra la ballata e sostenuti passaggi epici, e culmina infine in una parte grandiosamente ampollosa con campane e cori maschili, che persino i MANOWAR avrebbero approvato.
Dopo i primi due brani, che oscillano in modo estremo tra ogni sfaccettatura e dimostrano in generale una tendenza metallica, segue “Guardians of the Threshold”, la prima di alcune tracce quasi interamente acustiche, piene di percussioni e di atmosfere oscure. “Escape from Innsmouth”, ispirata da H. P. Lovecraft, è invece principalmente orchestrale, e con i suoi cori pieni di atmosfera ricorda un po’ le colonne sonore più cupe di Danny Elfman. Con la leggerissima “Il Falso Principio” segue poi una musica quasi rinascimentale (almeno all’orecchio di chi è digiuno di musica classica come me). I DUNWICH ci offrono una variazione, senza che la cosa suoni forzata, e senza che la traccia esca fuori dai binari. Nel complesso, comunque, si percepisce una certa malinconia e nostalgia, fortunatamente molto lontana dalla spensieratezza di un’aria folk.
L’epica “Beowulf” è davvero la canzone più accessibile, la hit segreta di “Heilagmanoth”. Questa trasposizione musicale di una leggenda del X secolo offre meravigliose melodie canore, parti strumentali sostenute e ampollose, begli assoli di chitarra e persino una decente imitazione di power metal. Seguono infine nuovamente alcuni brani tranquilli, in gran parte acustici e molto coinvolgenti, prima che l’album si concluda con la pomposa “La Lama, il Ghiaccio e il Fuoco” offrendoci di nuovo tutti gli elementi del DUNWICH-sound.
CONCLUSIONE: Con “Heilagmanoth” i DUNWICH ci offrono l’autoproduzione più lussuosa e che abbia mai sentito. E, cosa molto più importante, uno dei migliori album dell’anno fino ad oggi! Chi è pronto a lasciarsi condurre in un viaggio e a investire il tempo necessario, verrà ripagato con una grande varietà musicale e con un’atmosfera unica nel suo genere. “Heilagmanoth” suona come la colonna sonora di un immaginario film sul Medio Evo: cupo, coinvolgente e multisfaccettato. Potete ordinare per 12 euro, compresi imballo e spedizione, il meraviglioso digipack autoprodotto sul sito web della band (vedi sopra), oppure sulla sua pagina MySpace: http://www.myspace.com/dunwichband.
Daniel Fischer
Il nostro sistema di valutazione:
- 1-3 punti: terribile - lasciatelo stare
- 4-6 punti: in parte ok, acquisto consigliato solo ai fan sfegatati
- 7-9 punti: alcuni momenti brillanti, al di sopra della media, anche se manca "qualcosa"
- 10-12 punti: album molto buono, nessuna critica
- 13/14 punti: album eccezionale, potrebbe diventare un classico, molto al di sopra della media
- 15 punti: assolutamente meraviglioso, capita al massimo una volta all'anno.
"Heilagmanoth": 13 punti su 15
Tracklist:
- Aranmanoth
- La Casa dell'Alchimista
- Tales from the Ninth Wave
- Guardians of the Treshold
- Escape from Innsmouth
- Il Falso Principio
- Beowulf
- The Flying Fear
- Leaves on the Altars to the Moon
- Terra di Ambra Neve e Fuoco Nero
- La Lama il Ghiaccio e il Fuoco
- Heilagmanoth
Band:
- Basso - Roberto Fasciani
- Voce - Francesca "Elayne" Naccarelli
- Tastiere - Claudio Nigris
- Percussioni - Luca Iovieno
Fonte: http://www.musikreviews.de/reviews/2008/Dunwich/Heilagmanoth/
"Sul Monte é il Tuono" - Audion UK
As musical genres increasingly mix, the definitions of progressive rock,
industrial and gothic are beginning to lose all meaning, especially so in
the light of recent revolutionaries like Dead can Dance or Miranda Sex Garden.
Still within this generic area are Dunwich from Italy, who offer yet another
twist on this type of music. All the essential ingredients are here: powerful
female vocals, high-tech instrumentation contrasting with medieval and classical
influences, with a slightly weird edge to a strongly melodic music. Yet
being Italian and rock musicians (as opposed to being from the new-wave)
I think Dunwich could well have wider appeal.
Alan Freeman
"Sul Monte é il Tuono"
In a just few years, Black Widow Records has become Italy’s very best
psychedelic and progressive label, with every release being a different
showcase of musical class and craftsmanship. And what is more: every Black
Widow released is dressed in a carefully designed (gatefold or gimmix) cover
with lavish art-work (just the way it should be done). Another one of their
recent big discoveries is a trio from Rome called Dunwich. Yhe line-up is
unique: Claudio Nigris and Alessandra Vitanza both operate a large battery
of Korg and Roland synthesizers, while Katya Sanna sings (in Italian); they
were helped out by some friends on guitar, bass, violin and piano during
the recording of their debut LP/CD that can only be described as a contemporary
progressive masterpiece. Katya is gifted with a classically-trained voice
that permits her to reach for very high or low notes with ease and grace.
The combination of this vocal wealth and the curtains of majestically-played keyboards (plus the additional instruments) gives most songs a fragile, dreamy psychedelic atmosphere with esoteric, folky connotations. This is gonna be a big future collector’s item, no doubt about that! This LP is too beautiful not to have in your collection, believe me.
A mega-recommended timeless piece of art!
"Sul Monte è il Tuono" - Flash '94
Questo esordio dei romani Dunwich è decisamente impressionante. La
band, che propone un rock progressivo non privo di elementi hard, sorprende
per la sua capacità, davvero fuori dal comune, di comporre musica
oscura e maestosa. Una musica dal sapore antico, che riporta alla mente
il folklore celtico con i suoi boschi sacri e i suoi riti druidici e che
si sposa alla perfezione con le liriche, tutte ispirate a vecchi miti e
leggende. Un apprezzamento particolare va poi alla cantante Katya Sanna
che, sfruttando abilmente le sovraincisioni, crea trame vocali suggestive
e mai banali le quali, supportate dalle tastiere di Claudio Nigris, caratterizzano
le composizioni con un'atmosfera profondamente sacrale. Prendono così
vita sogns fascinose quali "I Petali e il Serpente", incantevole
ballata medievale con pregevoli interventi di violino; "Il Mondo Sconosciuto"
e "L'annuncio di Jgaluk", gotiche e solenni nel contrasto tra
il cantato etereo e i riff heavy della chitarra, o ancora "La Regina
della Aguane" con un finale al limite dell'epicità e un grande
guitar-solo dell'ospite Andrea Menarini. Tutti i brani sono comunque di
altissimo livello e capaci di avvolgere l'ascoltatore nel loro ammaliante
clima arcano. Qualche parola va spesa anche per l'elegante confezione. Infatti
"Sul Monte è il Tuono" è uscito (in tiratura limitata
di 500 copie) solo nella versione vinile con una lussuosa cover apribile
raffigurante, all'interno, un misterioso scenario notturno, ideale complemento
grafico ai contenuti dell'album. La Black Widow di Genova, competente nel
settore dark e progressivo, si dimostra ancora una volta garanzia di qualità
con un prodotto assolutamente irrinunciabile per tutti i cultori di musica
ossianica ed evocativa.

